Al cardinale Pizzaballa il Premio Internazionale San Benedetto da Norcia
Al cardinale Pizzaballa il Premio Internazionale San Benedetto da Norcia
12 Maggio 2026
Il patriarca di Gerusalemme sarà insignito del prestigioso riconoscimento il prossimo 11 luglio a Norcia
Al patriarca di Gerusalemme il riconoscimento per il suo “impegno aperto alla cultura dell’incontro”.
La prima edizione del Premio Internazionale San Benedetto da Norcia è per il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, che sarà insignito del riconoscimento il prossimo 11 luglio. Il premio, organizzato dal Comune di Norcia, è stato presentato in una sede del Senato italiano su iniziativa del senatore Guido Castelli, Commissario Straordinario alla Ricostruzione dopo il devastante terremoto di dieci anni fa. Dedicato quest’anno al tema urgente della pace e della cooperazione dei popoli, il premio “è uno dei frutti più significativi della nuova storia di Norcia che vuole mandare un forte messaggio di speranza, dialogo e riconciliazione a tutto il mondo lacerato dalle guerre e dall’odio”, come ha detto il sindaco Giuliano Boccanera.
Risollevatasi dal sisma del 2016, Norcia ora continua a lavorare senza sosta e con sacrificio per i grandi valori mondiali, tra i quali la pace duratura. E questa è la ragione fondamentale che ha spinto la commissione, istituita dal Comune, a decidere di premiare il cardinale Pizzaballa, coraggioso testimone del dialogo per curare e “guarire il mondo dalle sue ferite”, come ha scritto lo stesso Patriarca di Gerusalemme nella sua lettera pastorale del 25 aprile scorso, dove denuncia l’idolatria della guerra.
“Un impegno aperto alla cultura dell’incontro, che si realizza in questo disordine mondiale a partire dalla proposta di una identità chiara e riconoscibile”, ha detto il presidente della commissione del premio, il giornalista Piero Damosso, che ha spiegato così la motivazione del riconoscimento di quest’anno: “Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei latini, è un coraggioso testimone di pace, di dialogo e di speranza, ancorando il comportamento personale a una identità di pastore cristiano che, con responsabilità e pazienza fiduciosa, guida il popolo che gli è affidato alla presenza e nella sequela del Signore della vita, il Cristo, Figlio del Dio vivente, nella consapevolezza che la Parola di Dio è più forte di ogni restrizione. Il suo servizio apostolico è particolarmente meritevole di attenzione perché avviene in una Terra Santa profondamente segnata da molto tempo dalle guerre, dal terrorismo, dall’odio e da conflitti di ogni genere, nei quali il Dio della pace viene a sua volta strumentalizzato, trasformandolo, all’opposto, in un Dio della guerra, evocato da estremismi e nazionalismi religiosi per giustificare il principio della forza e la rimozione di ogni fondamentale diritto”.
